Regali

Il carretto dell'acciugaio

Agrispesa


Acciughe sotto sale g 300
Filetti di acciuga g 120 in olio extravergine di oliva
Filetti di tonno Alalunga g 240 in olio extravergine di oliva

"Aveva dieci anni, il piccolo Pinìn, quando scese da Ghio di Dronero, seguendo l’esempio del papà, del nonno e del bisnonno. Tirando il suo carretto saliva i pendii delle Langhe fino a Tre Stelle, a Barbaresco, a Valdivilla, a Trezzo Tinella e a Costigliole. Con Giorgio, il fratello più grande, girava per quelle cascine dove il padre Pinèt, gli zii Gian e Pinotu ed i nonni Giors e Pin avevano, a fatica, ottenuto la fiducia dei padroni. Portava un buon prodotto, acquistato in Spagna o in Sicilia, in una rete di rapporti commerciali che egli ancora non intuiva. Partiva da Alba allo spuntar del giorno, in treno; da Neive poi, a piedi o in bicicletta, raggiungeva i piccoli depositi di merce di Castagnole, Mango, S. Stefano e Canelli. Così ogni mattina, per guadagnarsi la giornata e potersi finalmente permettere, con i ricavati delle vendite, quei gelati, quella cioccolata, quel caffè dei quali in montagna aveva sentito parlare, ma che non aveva mai potuto concedere al suo palato. Spesso dormiva nelle stalle e il compenso per le acciughe vendute era in prodotti, come uova o formaggio. Il piccolo acciugaio portava con sé l’odore di quell’antico alimento, per la conservazione del quale non occorrevano additivi chimici né sostanze coloranti, ma solo tanto sale. Portava con sé i suoni della dolce parlata occitana che doveva barattare, per vendere o farsi ospitare, col più comprensibile dialetto piemontese. Ma nell’animo rimaneva montanaro, orgoglioso e testardo come “Roccia”, questo era il soprannome della sua famiglia. L’acciugaio scuoteva le acciughe per liberarle un po’ dal sale, perché altrimenti le donne si lamentavano di pagare il sale al prezzo delle acciughe. E molti anni dopo, nel suo dolce occitano, Pinìn avrebbe raccontato ai propri figli, tenendone la testa tra le ginocchia, nelle ore di riposo, dopo il mercato, quando ancora i pantaloni odoravano di olio e salamoia, le storie di Dusìn, di Bel Pùm e Belo Scorso, della Testa da Mort e delle Bestie Piciòte. Perché gli acciugai erano anche meravigliosi narratori di “storie”. Erano racconti arguti o drammatici che ora tornano alla mia memoria, mentre pulisco l’aglio e le acciughe per la bagna cauda che amo tanto, proprio come amavo le storie di mio padre, l’acciugaio Pinìn".


Elena Rovera

Il carretto dell'acciugaio