Erba buona fa buon latte (e buon formaggio)!

Data: 
5 October, 2017
La qualità dell'alimentazione degli animali che producono latte influenza moltissimo la qualità dei formaggi che da esso si ricavano. Il pascolo alpino influisce positivamente sulla qualità degli acidi grassi contenuti nei latticini determinando un aumento di circa il 30% degli acidi grassi insaturi e migliorando il rapporto fra acidi grassi insaturi ed saturi. L’alimentazione al pascolo determina un incremento dell’acido linoleico nel latte che può raggiungere livelli di concentrazione anche 4 o 5 volte superiori rispetto a quelli rilevati nel latte degli allevamenti intensivi. “ Le mie pecore in lattazione” - racconta Silvano - “trascorrono la bella stagione (tra fine aprile e fine settembre) in pascoli fra gli 800 e i 1400 metri alimentandosi di erba a volontà. Al momento della mungitura somministriamo a ciascun animale una piccola integrazione (250 g circa) a base di crusca, piselli, orzo e sorgo che produciamo nei campi della cooperativa. Inoltre mettiamo loro a disposizione dei rulli di sale perché possano servirsene a volontà e ricavare da esso gli elementi di cui la loro dieta è carente. Quando l'erba nei pascoli montani diventa scarsa torniamo a valle e le pecore possono alimentarsi, finché la stagione lo consente, sui pascoli di pianura ricevendo la solita integrazione di crusca, legumi e cereali oltre che del fieno. Nei mesi più freddi l'alimentazione è principalmente basata sul fieno e sui cereali. Le vacche della cooperativa, seguite soprattutto da Andrea, solitamente raggiungono gli alpeggi fra i 1100 e i 2000 metri all'inizio di giugno e rimangono lì fino alla fine di settembre. In questo periodo oltre all'erba del pascolo ricevono, al momento della mungitura ed in quantitativo adeguato al momento della lattazione (fra i 2 e i 4 kg/al giorno), un' integrazione composta da cereali macinati, piselli e sali minerali. Quando l'alpeggio termina nella dieta delle mucche viene introdotto il fieno che viene somministrato, parzialmente macinato, insieme ai cereali e ai minerali.” “Le nostre capre”- racconta Marta - “ possono alimentarsi su pascoli fra i 1200 e i 1800 metri di altezza dal mese di maggio fino alle nevicate, solitamente a fine ottobre. Se la neve si scioglie è possibile tornare a pascolare anche nei mesi di novembre e dicembre. Questo tipo di vita fa si che i nostri animali producano un latte con tenori di grassi e proteine decisamente superiori rispetto a quelli riscontrati in allevamenti intensivi. Al momento non ho mai fatto misurare il quantitativo di acidi grassi insaturi, per via dei costi, ma non escludo di farlo nei prossimi anni. Oltre a quanto mangiano al pascolo le mie capre ricevono, al momento della mungitura, una piccola integrazione a base di mais, orzo, soia e pisello proteico che acquistiamo ogni quindici giorni da un mangimificio che produce mangimi biologici a Verzuolo. Sarebbe bello poter alimentare le capre solo con le erbe del pascolo o con il fieno che facciamo in montagna (durante la brutta stagione), ma le loro necessità durante la lattazione ci obbligano a fornire un extra di nutrienti poco reperibili nei pascoli montani. La salute degli animali deve essere una priorità per ogni allevatore e, con questa minima integrazione, possiamo migliorare il loro stato di nutrizione ed evitare pericolosi cali di peso.”