Valore di origine

Annozero, quote latte e valore dei prodotti

mangiare prodotti di qualità dovrebbe essere un diritto di tutti

Riceviamo questo post da una signora che per lungo tempo ha partecipato ad AgriSpesa; nel pubblicarlo, la ringraziamo per la forte condivisione che esprime per il progetto Cornale.

Mercoledì sera ho visto una illuminante puntata di Annozero sul problema delle quote latte, sulla fatica che fanno gli allevatori a sopravvivere, sul prezzo del latte e sulla quantità di latte in polvere che ci beviamo (o mangiamo attraverso il formaggio) a nostra insaputa. Ho provato la solita buona dose di rabbia ma soprattutto ho pensato subito alla cascina Cornale e alla serietà che hanno dimostrato negli anni nei quali sono stata una fedele abbonata. Poi è accaduto che ho perso il lavoro, che il mio compagno ha avuto problemi economici con la sua attività e che ci siamo trovati a dover vivere con 1000 euro al mese in 3 pagandone 600 solo di affitto e a malincuore abbiamo dovuto interrompere l'abbonamento al Cornale. Ma è stato doloroso e tutt'ora quando metto nel piatto a mia figlia quelle bietole surgelate o le verso nel bicchiere quel latte pallido mi sento colpevole. E furiosa. Perchè mangiare prodotti di qualità dovrebbe essere un diritto di tutti così come dovrebbe essere un diritto garantito al coltivatore o all'allevatore essere retribuito in maniera adeguata per il suo lavoro. Io non contesto i costi del Cornale, anzi sarei onorata e felice di dare i miei soldi a chi rispetta la terra nella quale vive, gli animali che alleva e il cliente al quale vende la sua fatica. Mi arrabbio se penso che sono al momento costretta a mangiare delle schifezze da discount (o da grandi marche non cambierebbe molto) perchè i nostri stipendi da fame non ci permettono altro. Questo lunedi inizierò un nuovo lavoro per due mesi pagato pochissimo ma che mi piace moltissimo e spero che sia un piccolo passo per ricostruire una dignità, per poter tornare a investire nella salute della mia famiglia e quindi nei prodotti del Cornale. Insomma , che sia chiaro, al momento non posso sostenervi economicamente ma è solo una pausa perché credo nel vostro progetto, nelle vostre idee e nelle braccia di chi lavora con voi!
 

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Pubblicato da il 11 giugno, 2010 - 20:18

Commenti

Ho visitato gli stabilimenti della Granarolo

Premesso che sono cliente del Cornale della prima ora, che frequento solo occasionalmente il supermercato e anche che non seguo Anno zero. Tuttavia, per puro caso,la domenica successiva alla famosa puntata quote latte, vedo l'annuncio su un quotidiano che gli stabilimenti della Granarolo avrebbero aperto le porte al pubblico: essendo nella casa di campagna che è in zona decido di portare i miei bambini a visitare l'azienda e solo lì apprendo della discussa puntata. Ora noi abbiamo visto una bella azienda, pulita, dove il processo di lavorazione, la qualità e la provenienza della materia prima sono costantemente monitorate. Abbiamo visto tante persone dedite ed orgogliose del loro lavoro Non voglio entrare nel merito dei contenuti di Anno zero che non conosco puntualmente: ma in quell azienda lavorano 150 persone in una zona in cui di lavoro non ce n'è molto, dove la campagna e le attività agricole (siamo alle porte di Milano) resistono con tenacia all'urbanizzazione. Siamo proprio sicuri che i contenuti di Santoro si fondino su prove adamantine e indiscutibili? Per quanto mi riguarda capisco che insinuare il dubbio equivale a distruggere: e la distruzione non fa bene a nessuno, nemmeno a chi la pratica come metodo. Silvia Colombo

Ancora su Anno ZEro

Domenica 27 giugno su "Il Giornale" Granarolo pubblica le precisazioni postume di Anno Zero nelle quali si dice che nei prodotti messi in discussione nella famosa trasmissione non c'era il latte fresco della succitata azienda e anche il latte UHT non risultava essere tra quelli rigenerati. Soltanto per ribadire che se non si è ferrei nel metodo della critica, tesi nel valutare senza pregiudizio tutti i fattori in gioco per proporre in modo inequivocabile i fatti per intero, si rischia soltanto di distruggere la realtà. Sorge la domanda su quanto sarà costato all'azienda ingiustamente incriminata dover riparare il danno (pubblicità, personale che ha tenuto le aziende aperte la domenica etc)? E quanti consumatori avrà raggiunto la riparazione della stessa redazione di Anno zero a fronte dell'impatto che la puntata aveva avuto? E quanto il valore in termini di calo delle vendite? QUesto comprometterà dei posti di lavoro? E' vero che se c'è più educazione (in qualsiasi ambito) tutti stiamo meglio, ma se non si vaglia tutto trattenendo il valore non c'è vera educazione Con questo in famiglia continuiamo a preferire il buon latte che ci arriva dal COrnale. Buon lavoro

Annozero riconosce l'estraneità di Granarolo

Nelle ultime due settimane abbiamo letto in rete molti commenti a proposito della nostra azienda e dei contenuti del documentario “Padania al verde” (andato in onda su Raidue- Annozero del 9 giugno 2010). Fino ad oggi non siamo intervenuti nelle conversazioni perché, convinti delle nostre ragioni, ritenevamo doveroso che fossero gli autori del servizio giornalistico a fornire un chiarimento. 
 Quel chiarimento è finalmente pervenuto: la redazione di Annozero giovedì 24 giugno (due settimane dopo la trasmissione) ha pubblicato sul proprio sito web (www.annozero.rai.it) un comunicato che dà atto della totale estraneità di Granarolo alle suggestioni create dal filmato.
Riporto di seguito al testo integrale, lasciando a chi legge ogni altro commento.

 Corrado Cosi
 Direttore comunicazione e marketing Granarolo S.p.A.
 Dalla Redazione di Annozero (www.annozero.rai.it)
“A seguito della messa in onda del documentario “Padania al verde” riteniamo importante precisare  che tra i prodotti da noi messi in discussione  non c’era il latte fresco  alta qualità Granarolo, che ci risulta di ottima qualità e del quale non abbiamo mai detto che venga importato dall’estero. 
Più in generale, dal nostro reportage, non emergono motivi di preoccupazione per il latte venduto come fresco in Italia. Il nostro documentario ha riguardato anche il latte a lunga conservazione (latte UHT) proveniente prevalentemente dall’estero. Il latte da noi campionato, contro quanto previsto dalla legge, è risultato composto in misura rilevante da latte in polvere rigenerato, ma tra i campioni di latte UHT da noi analizzati non c’erano prodotti Granarolo.
La tesi del nostro documentario è che in Europa non esistono controlli efficaci per garantire, sia all’industria sia al consumatore, che non venga spacciato latte in polvere come latte puro.”


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