Valore di origine

Il valore di origine degli alimenti

Acquistare un prodotto significa potersi fidarsi del racconto "vero" della storia dell'alimento e di chi lo ha prodotto

Recentemente, in questo blog, rispondendo a un cliente che poneva l’accento sui prezzi di Cascina Cornale, abbiamo citato l’espressione “valore d’origine” che Simona Limentani, (un tempo coordinatrice di Abbonamento Spesa a Cornale, oggi animatrice di Zolle, a Roma) ha utilizzato in un suo intervento del 2005 per raccontare la storia del processo produttivo degli alimenti. Una storia che ogni persona, nel momento in cui acquista, dovrebbe avere il diritto di conoscere.
Per completezza e trasparenza, proponiamo una sintesi dell’intervento di Simona. In questo modo speriamo di condividere ulteriormente la riflessione che al Cornale conduciamo da diversi anni intorno al cibo e alla necessità di riconoscere al cibo, e a chi lo produce, il valore che merita di avere. 
 
“Qualche giorno fa è venuto un giornalista al Cornale. Per spiegargli con quale tipo di prodotto e di aziende lavoriamo, gli ho raccontato dei fagioli del Babi, delle persone che li coltivano e delle caratteristiche della loro coltivazione: i pali di castagno su cui si arrampicano le piante giovani, il nome popolare che allude alla tendenza delle piantine di rimanere a terra al livello dei rospi (babi in dialetto), il sesto di impianto che si fa così come da sempre si tramanda ed il ‘biologico’ che non è tale perché certificato, ma perché lì ‘la roba chimica’ (quella di sintesi), nessuno, su quella terra di montagna, l’ha mai usata. Il commento del giornalista è stato: certo che dei fagioli in scatola che compri al supermercato non puoi dire niente, non hanno storia. L’interessante è questo: anche i fagioli in scatola hanno una storia, ma se la loro vera storia fosse raccontata, probabilmente nessuno desidererebbe più mangiarli.
 
La maggioranza delle persone afferma che la qualità di un prodotto può essere verificata ‘conoscendone l’origine e come è stato prodotto’ . Però, allo stesso tempo, le stesse persone affermano di fare la spesa al supermercato, luogo dove le uniche informazioni sull’origine del prodotto sono quelle obbligatorie per legge: la collocazione geografica dello stabilimento di produzione del prodotto finito, per i prodotti confezionati, e la nazione in cui è stato coltivato, per i prodotti freschi; quanto poi al ciclo produttivo e alle modalità di produzione, nulla.
 
Ecco la contraddizione: voglio sapere come è prodotto un cibo, perché ho bisogno di aver fiducia in ciò che mi alimenta, ma vado al supermercato - dove non troverò alcuna informazione a riguardo - perché non ho tempo per andare altrove, perché penso di risparmiare o perché trovo insieme una vasta gamma di prodotti. 
 
Risulta, dunque, evidente che, all’interno di un sistema come quello del Cornale che ha la sua forza nella verità produttiva dell’alimento, perché questa non solo si può narrare, ma si può sempre constatare in modo diretto, le persone possono adottare comportamenti anche molto controcorrente, non comportarsi come ‘massa’, ma appunto come persone che scelgono.
 
Questo va ben al di là delle certificazioni o dei marchi: ha la sua forza nella possibilità di raccontare una storia perché vera. A partire da queste considerazioni, al Cornale basiamo la commercializzazione dei prodotti sulla comunicazione del loro valore, valore che è racchiuso solo nella realtà che li ha realizzati. È un valore che chiamiamo valore di origine, perché intrinseco all’alimento ed è tutto uno con il processo che lo ha prodotto.” 
 
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Pubblicato da Redazione il 14 Novembre, 2009 - 12:57

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