Fare con le mani

“T’lei el mur d’la vendemmia”

"Hai la faccia della vendemmia": il senso dello sporcarsi le mani

Questa mattina sono passata a comperare il giornale, come sempre, prima di venire al lavoro a Cornale.
Sul bancone della cartoleria-edicola del nostro paese (1800 anime) è comparso un espositore: gel lavamani igienizzante.
Ci andavano un’influenza e Topo Gigio per creare una nuova moda-fobia e per favorire qualche vendita (se tutto serve per far salire il Pil, è pur vero che molto serve a far scendere il livello di spirito critico).
Così mi sono ricordata di un dialogo avuto due giorni fa.
Ero in visita all’azienda agricola di Gianfranco Torelli. Parlando del lavoro in vigna e in cantina, ci dicevamo dell’incapacità ormai diffusa di gestire il lavoro con le mani, della paura di toccare le cose e la terra, del fastidio nel sopportare le mani sporche di lavoro, della difficoltà di vivere serenamente il lavoro fisico.
Mi diceva Gianfranco che quando vanno le scolaresche di bambini a “vendemmiare” nelle sue vigne, dopo aver staccato due grappoli sono impacciati perché hanno “le mani sporche”. Ricordava Gianfranco che a lui, bambino, quando tornava dalla vendemmia, i grandi dicevano “t’lei el mur d’la vendemmia” (hai la faccia della vendemmia) perché tutto il suo viso era impiastricciato del liquido zuccherino di chi aveva mangiato l’uva con le mani sporche e attaccaticce, come si hanno in vendemmia.
Se lavarsi le mani è buona prassi, tornare a “sporcarsele” lavorando nei campi, in cucina, nei magazzini, al cucito, potrebbe rappresentare un’importante riappropriazione del nostro essere corpo in un contesto di terra, aria e acqua.
Potrebbe essere lavoro che stimola l’intelligenza e la sensibilità anche per i bambini, fin dalla più tenera età.
Potrebbe essere sensibilità che attraverso i polpastrelli, tiene attivi e desti la ragione e le capacità motorie di tanti anziani.
E poi, finito il lavoro, una bella lavata di mani, con l’acqua, bene comune da proteggere e da godere.
 

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Pubblicato da Elena Rovera il 8 Novembre, 2009 - 12:15

Commenti

"Ma che bello!"

Quando abbiamo letto questo scritto, io e mia moglie ci siamo guardati e ci siamo detti: "Ma che bello! Facciamo la spesa, riceviamo un sacco di cose fantastiche e possiamo anche leggere queste cose!" Quante volte ci capita di vedere, la domenica qui sul lago di Garda, bimbi in ghingheri che non possono giocare (sì, giocare!), minacciati da mamme isteriche e papà impomatati: "Non correre che sudi, non tirare i sassi nell'acqua che ti sporchi le mani, non sederti che hai i pantaloni bianchi!"... Soluzioni possibili: fare il palo o giocare al Game Boy... Sarà il nostro passato scout, ma a noi piace tanto vedere la nostra bimba, ma non solo lei, stanca, sporca... e felice! Grazie per gli spunti, sembrano scontati ma non lo sono per nulla! Matteo P.S. La famigerata influenza di Topo Gigio l'abbiamo vista da vicino (la mamma, la piccola e la piccolissima ammalate, col papà che faceva da barelliere)... una bella influenzona di quelle cattive, e basta!

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